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All’Expo d’Autunno di Milano è emersa una realtà chiara e ben definita. Una via precisa che gli studenti devono quantomeno conoscere, prima di potersi laureare. Una strada che spesso gli Atenei non indicano o non vogliono indicare (con le dovute eccezioni, ovviamente).
La via, la strada o più semplicemente la realtà dei fatti è che la popolazione studentesca odontoiatrica deve accorgersi dei problemi e delle novità che si affacciano sul panorama dentistico e medico italiano. Alla convention milanese sono stati molti gli spunti di discussione emersi da più parti. Gli stessi giornali di settore oggi riportano le medesime questioni.
Eccesso di paura (dovuto forse anche alla crisi) oppure verità che non possiamo più permetterci di trascurare?!
Innanzitutto una breve premessa: la Professoressa Elettra De Stefano Dorigo (purtroppo assente all’Expo), dalle pagine del “Giornale dell’Odontoiatra” (n° 16 del 15 Novembre 2009) ribadisce un concetto espresso anche da altri, compreso il Prof. Gherlone durante il Congresso Nazionale AISO. La tesi, in poche parole, sostiene che gli studenti sono quasi esclusivamente interessati a portare a casa il “pezzo di carta”, la Laurea, senza preoccuparsi delle problematiche del mondo che li circonda.
Opinione personale è che davvero assistiamo ad una carenza di interesse verso l’associazionismo e i diritti materiali ed ideologici della professione: la stessa carenza, tuttavia, si potrebbe riportare nella popolazione odontoiatrica “adulta” se è vero che lo stesso Expo (crocevia del settore non solo per il Nord, ma per l’intera Penisola) ha visto ben pochi frequentanti rispetto all’offerta del Congresso e alla qualità dei Relatori.
Inoltre, tutto il percorso formativo degli studenti (comprendendo in questo anche la formazione liceale) punta esclusivamente alla rapidità con la quale i giovani si devono laureare. Tant’è vero che poi le altre nazioni europee ci tacciano anche di avere il più alto tasso di “mammoni”.
Affrontiamo dunque il paradosso: da una parte chi vorrebbe sfornare dottori nel più breve tempo possibile, dall’altra chi dice che questo è un male per la scaristà di qualità e di coscienza professionale data da questo tipo di mentalità.
In mezzo gli studenti, che da parte loro certo non fanno molto per dirimere la questione.
Fatta questa premessa, però, il quadro che si delinea è tutt’altro che confortante: c’è il rischio, infatti, che in mezzo ad un disinteresse generale scivoli via del tutto (o quasi) inosservata una situazione che di anno in anno diviene sempre più pressante.
Tre sono i rami principali in cui si divide l’attualità: i service dentistici, il turismo odontoiatrico e il turismo delle lauree, il più preoccupante. Se, infatti, i pazienti si rendono conto (statistiche alla mano) che sono molti di più i casi in cui chi si affida al low cost o viaggia nell’est europeo per le cure dentistiche non gode certo di un lavoro di qualità, non è altrettanto facile scongiurare, invece, il fenomeno delle lauree prese all’estero.
Un esempio per tutti, come riporta lo stesso Giornale dell’Odontoiatra (articolo di Norberto Maccagno), è quello dell’Università “Alfonso X” di Madrid: questo istituto privato conta ben 350 iscritti italiani per il Corso di Laurea di Odontoiatria. Certo all’interno dell’Unione Europea esiste la libera circolazione delle lauree: allora, però, ci chiediamo perché poi la Spagna ci rimanda indietro i nostri colleghi emigrati, senza ammetterli all’Esame di Stato!
L’Italia, invece, così severa in materia di accesso programmato in patria, riconosce (o si appresta a riconoscere) questo “percorso formativo”, ammettendo questi studenti all’Esame professionalizzante.
Certo qualcuno tenterà di controbattere dicendo che la selezione in realtà esiste anche nel caso spagnolo: lì però si va su una questione di finezza, perché la selezione la fa il costo dell’intera operazione. Si parla di rette che arrivano a trentamila euro l’anno. Euro più, euro meno. Alla faccia dello studio diritto di tutti!
Alla faccia del numero programmato, dei test d’ingresso e di chi passa magari anni della propria vita provando ad entrare in un Corso di Laurea così agognato. Alla faccia (spiace dirlo, ma dobbiamo ammettere la sconfitta) di chi ogni anno combatte per aumentare o diminuire i posti disponibili negli Atenei.
Alla faccia, infine, di quelle Università meritevoli che lottano per la qualità e meriterebbero qualche riconoscimento in più, delle Associazioni che si impegnano in prima linea e, soprattutto, alla faccia di tutti noi!
Per dovere di cronaca riportiamo che voci insistenti (non ufficiali) dicono che il Ministero e l’Università Spagnola hanno trovato un accordo per limitare, dal prossimo anno, i posti disponibili a 100: per favore, nel caso sia vero, evitiamo di sventolare questa presa in giro come una conquista. Che siano 200 o 100 la sostanza non cambia!
Passiamo ad un’altra questione molto in voga di questi tempi: Odontoiatria passa a 6 anni. Il mondo universitario-odontoiatrico esulta perché il sesto anno sarà dedicato al tirocinio clinico, che finora era materia di pochi. Per legge, però, dal 1980 il Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria deve prevedere obbligatoriamente il tirocinio degli studenti. Ci chiediamo: la conquista, in questo caso, sarebbe forse l’essersi accorti che la maggior parte delle Università Italiane non ha strutture e organizzazione adeguate a far fare pratica ai propri studenti?!
La conquista sarebbe l’essersi finalmente accorti che la distribuzione dei posti disponibili, basata sulle strutture per il tirocinio, è una sonora presa in giro se è vero che il tirocinio, poi, di fatto in molti casi non c’è?!
Ecco dunque il quadro che ci troviamo di fronte: i pazienti vanno a farsi curare all’estero o si affidano ai numerosi service a basso costo, gli italiani vanno a prendere la laurea all’estero e poi l’Italia li ammette senza fiatare e intanto qui continuiamo a fare le leggi e trovare le scappatoie (nella migliore trazione tricolore) a tutto scapito della qualità di chi si laurea nella Penisola (isole felici a parte).
Questa la situazione. Sta ora a noi studenti, in primis, scegliere se chiudere gli occhi e correre alla cieca pensando solo alla Laurea oppure fermarci un solo secondo e pensare che tutto ciò non è il massimo.
Poi riprendiamo pure a correre, ma almeno facciamolo coscienti di quale sarà il paesaggio una volta arrivati al traguardo!
Fabio Marcellini Consigliere Culturale AISO Varese
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